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Quartenario

Quarternario

I depositi quaternari, che costituiscono la maggior parte degli affioramenti all'interno del Parco, sono costituiti da sedimenti alluvionali e costieri riconducibili sia alle dinamiche attuali che a quelle passate. Si tratta di depositi di piana e conoide alluvionale e cordone litorale localizzati nella fascia mediana del parco, che divide la stagno di Molentargius dalle Saline di Stato in cui le relazioni laterali e la natura stessa sono complesse e oggetto di due principali interpretazioni. Negli ultimi anni i depositi di Is Arenas, sono stati materia di approfondimenti e studi, durante il rilevamento per la nuova cartografia geologica d'Italia in scala 1:50.000 (Foglio 557 Cagliari). I nuovi elementi raccolti hanno permesso l'elaborazione di una interpretazione alternativa della natura e dell'età dei depositi affioranti, riportata nella nuova carta geologica pubblicata che va ad affiancarsi a quella finora in vigore basata sulla presenza nell'area di una Panchina Tirreniana. Per completezza nel seguito si riporteranno brevemente le due scuole di pensiero. Con la realizzazione del progetto CARG per tutta l'area di Is Arenas viene proposta un'attribuzione al Versiliano (Olocene) e non più al Tirreniano (Pleistocene), riesaminando dal punto di vista stratigrafico e geocronologico i depositi che già Issel (1914) aveva assegnato dubitativamente al Tirreniano. L'attribuzione di questi sedimenti all'Olocene è basata sulla loro posizione morfostratigrafica rispetto alle valli fluviali adiacenti. I depositi alluvionali terrazzati, all'interno dei quali si depone questa unità, sono, infatti, stati datati come appartenenti all'Olocene antico, essendo stati rinvenuti resti di ceramica fluitati. Inoltre, l'attribuzione Tirreniana, viene ritenuta meno probabile perché bisognerebbe ammettere una notevole immobilità del paesaggio durante il Pleistocene superiore, quando l'intero Mediterraneo e la Sardegna sono stati interessati dalla sedimentazione di imponenti depositi alluvionali, che nel golfo di Cagliari si rinvengono fino a -130 m rispetto al livello del mare. Oltre a ciò, lo studio delle associazioni fossilifere nei livelli bioclastici non ha evidenziato la presenza della cosiddetta fauna di affinità ''senegalense'', di carattere caldo, costituita da forme che sono da considerarsi estinte per il Mediterraneo, ma che vivono nella costa del Senegal e delle Isole di Capo Verde. Un altro fattore che ha contribuito alla nuova visione di questi depositi è rappresentato dalle numerose datazioni eseguite con i metodi del 14C, del U/Th e della racemizzazione degli amminoacidi eseguite su resti di molluschi e su roccia, tutte in disaccordo tra loro. Proprio la presenza di resti fossiliferi tirreniani è stato il criterio principale che aveva condotto i precedenti rilevatori ad attribuire questi depositi all'Eutirreniano (Tirreniano I). Nella nuova visione si ipotizza invece che, le associazioni a molluschi rinvenute in queste località siano in realtà Oloceniche e l'eventuale presenza di ospiti caldi viene spiegata (M. Coltorti) con il rimaneggiamento da una formazione più antica. Questo potrebbe, inoltre, giustificare le incongruenze nelle date ottenute con i vari metodi radiometrici. Anche la mancanza di suoli con depositi eolici analoghi a quelli osservati a Calamosca, dove Issen istituì lo strato tipo tirreniano, al di sopra di questi cordoni litorali depone a favore dell'attribuzione olocenica. La nuova interpretazione geologica dei depositi quaternari presenti nell'area del Parco si affianca a quella che era la ormai consolidata interpretazione della presenza di una Panchina Tirreniana formatasi nel Pleistocene. In questo periodo, infatti, si sono avute le grandi glaciazioni, ed è proprio grazie a questi eventi che, secondo questa precedente teoria, ha avuto origine l'area in esame. A Is Arenas affiorano dei depositi riconducibili a quegli eventi. Più in particolare si può dire che, nel periodo che intercorre tra le due glaciazioni Mindel e Riss, si ebbe una ingressione marina (nota come Tirreniano I ), dovuta allo scioglimento dei ghiacciai, con un conseguente innalzamento del livello dei mari e l'instaurarsi di un clima caldo simile a quello dell'attuale Senegal. L'area di Molentargius in quel periodo faceva parte del golfo di Cagliari e il mare arrivava a lambire il colle di Monte Urpino e gli altri colli del capoluogo. Alla fase di trasgressione seguì una nuova fase glaciale (Riss) in cui il livello del mare si abbassò di 15-20 m trasformando l'area in una palude dove i corsi d'acqua che vi confluivano depositarono modeste quantità di detrito. Con il finire di questa fase, il mare riprese a salire ( Tirreniano II ) raggiungendo anche una discreta profondità e ritornò a lambire i colli miocenici di Cagliari. Nell'ultima era glaciale (Wurm) il mare si abbassò molto di più che nelle altre glaciazioni facendo emergere l'intera area. In questo periodo tra il cordone litorale di Is Arenas e Monte Urpino scorreva un fiume che sfociava in prossimità del Monte di S.Elia. Tale corso d'acqua aveva una grande portata e drenava le acque provenienti dal Gerrei e dal Sarrabus. La potenza erosiva ha fatto si che il fiume erodesse il fondo dello stagno senza però intaccare i depositi Quaternari messi in posto con la fase trasgressiva del Tirreniano II, di cui, secondo questa teoria, fanno parte anche i depositi di Is Arenas. Con le variazioni del clima, variò anche l'attitudine del fiume ad erodere e così si passò via via ad una fase di deposito, con la sedimentazione di materiali sempre più fini, che testimoniano un ambiente di tipo palustre. Secondo la teoria della Panchina Tirreniana il Quaternario è caratterizzato quindi dall'alternanza di livelli marini e subordinatamente continentali dovuti essenzialmente a oscillazioni eustatiche. L'attribuzione di questi depositi al Tirreniano è inoltre basata sulla dichiarazione di presenza di un fossile guida, lo Strombus Bubonius, un gasteropode ospite caldo.