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Monitoraggio

Monitoraggio

Il compendio naturale del Molentargius-Saline è un sistema ambientale complesso e delicato, sia per la forte azione antropica a cui è sottoposto, sia per le strette connessioni con le variazioni climatiche stagionali e straordinarie.

Monitorare l'acqua, la fauna, la vegetazione, le stesse strutture ereditate dalle Saline di Stato, sono tra i principali ruoli fondamentali dell'Ente che si avvale, a tale scopo, anche della collaborazione di altri soggetti istituzionali e non (Università, Enti di Ricerca, Associazioni, professionisti esperti, ecc.).

I diversi controlli che si svolgono, taluni in modo continuo, consentono una corretta pianificazione degli interventi di manutenzione ed ogni altra azione indispensabile per la salvaguardia del beni, della flora e della fauna. Forniscono, inoltre, dati essenziali per la valorizzazione delle risorse, in particolare per una eventuale futura ripresa delle attività di produzione di sale di qualità.

Dal controllo, quando efficacemente strutturato e programmato, si ricava l'informazione necessaria per raggiungere un idoneo stato di mantenimento del compendio naturale e delle infrastrutture presenti, di seguire la naturale evoluzione e intervenire tempestivamente al verificarsi di criticità.

Non è un compito semplice, considerata la vastità, la destinazione funzionale (conservazione della natura, fruizione, estrazione), la necessaria simbiosi tra chi risiede, chi fa impresa e chi coltiva entro i confini del compendio.

Vista dal Monte Urpinu

Indagine sperimentale sulle acque reflue tramite campionatori passivi.

Il Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università degli Studi di Cagliari, in collaborazione con l'Ente Parco Naturale Regionale Molentargius Saline, nell'ambito di un Protocollo di intesa siglato fra i due Enti, ha effettuato una indagine sperimentale basata sull'utilizzo di campionatori passivi sulle acque reflue depurate che arrivano nell'impianto di fitodepurazione (l'Ecosistema Filtro), presente nel territorio del Parco di Molentargius, dal depuratore di Is Arenas.
I campionatori passivi utilizzati sono dei dispositivi di piccole dimensioni in metallo, dotati di una membrana semipermeabile capace di sequestrare gli inquinanti presenti nelle acque.

Le acque reflue urbane, infatti, anche dopo il trattamento depurativo, possono contenere numerosi composti inquinanti, anche se in quantità molto basse, come:
- idrocarburi Policlici Aromatici, presenti nei carburanti per autotrazione e derivanti dalla combustione (gas di scarico, sistemi di riscaldamento, incenerimento di rifiuti,
ecc.);
- policlorobifenili, sostanze clorurate prodotte fino agli anni settanta-ottanta, utilizzati industrialmente in forma oleosa come isolanti elettrici e fluidi per lo smaltimento del calore;
- polibromodifenileteri, sostanze bromurate utilizzate come ritardanti di fiamma nell'industria elettronica e presenti nei materiali plastici;
- policlorodibenzodiossine e Policlorodibenzofurani (Diossine): sostanze estremamente tossiche che si producono nella combustione a bassa temperatura dei rifiuti;
-pesticidi;
- PPCPs (Pharmaceuticals and Personal Care Products): vasta classe di composti che comprende tutte le sostanze utilizzate nelle attività domestiche quotidiane ed riversate nelle acque di scarico. Tra queste si possono trovare residui di farmaci, anticoncezionali orali, filtri solari, deodoranti, aromatizzanti dei prodotti igienici e odorizzanti di prodotti per la pulizia domestica, come il Galaxolide, particolarmente riconoscibile per la fragranza di muschio.

Il Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università degli Studi di Cagliari, in collaborazione con l'Ente Parco Naturale Regionale Molentargius Saline, nell'ambito di un Protocollo di intesa siglato fra i due Enti, ha effettuato una indagine sperimentale basata sull'utilizzo di campionatori passivi sulle acque reflue depurate che arrivano nell'impianto di fitodepurazione (l'Ecosistema Filtro), presente nel territorio del Parco di Molentargius, dal depuratore di Is Arenas.
I campionatori passivi utilizzati sono dei dispositivi di piccole dimensioni in metallo, dotati di una membrana semipermeabile capace di sequestrare gli inquinanti presenti nelle acque.

Le acque reflue urbane, infatti, anche dopo il trattamento depurativo, possono contenere numerosi composti inquinanti, anche se in quantità molto basse, come:
- idrocarburi Policlici Aromatici, presenti nei carburanti per autotrazione e derivanti dalla combustione (gas di scarico, sistemi di riscaldamento, incenerimento di rifiuti,
ecc.);
- policlorobifenili, sostanze clorurate prodotte fino agli anni settanta-ottanta, utilizzati industrialmente in forma oleosa come isolanti elettrici e fluidi per lo smaltimento del calore;
- polibromodifenileteri, sostanze bromurate utilizzate come ritardanti di fiamma nell'industria elettronica e presenti nei materiali plastici;
- policlorodibenzodiossine e Policlorodibenzofurani (Diossine): sostanze estremamente tossiche che si producono nella combustione a bassa temperatura dei rifiuti;
-pesticidi;
- PPCPs (Pharmaceuticals and Personal Care Products): vasta classe di composti che comprende tutte le sostanze utilizzate nelle attività domestiche quotidiane ed riversate nelle acque di scarico. Tra queste si possono trovare residui di farmaci, anticoncezionali orali, filtri solari, deodoranti, aromatizzanti dei prodotti igienici e odorizzanti di prodotti per la pulizia domestica, come il Galaxolide, particolarmente riconoscibile per la fragranza di muschio.

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