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Dissero di noi

Itinerari e descrizioni: le saline di Cagliari nelle pagine ingiallite, tra uno scaffale e l'altro.

Le saline di Cagliari fino al primo dopoguerra sono state le più importanti in Italia per volume di prodotto. Il passaggio da impianto minore a grande impianto industriale di importanza nazionale è frutto di scelte fatte nell'ottocento durante il Regno di Sardegna. L'investimento voluto dai Savoia rimane oggi pressoché invariato.

Fino all'avvento della Repubblica non sono molti i testi (libri e riviste) che trattano le saline di Cagliari. Non mancano i saggi e resoconti, sicuramente ministeriali, meno quelli di taglio accademico, tante le citazioni e le curiosità.

Ora che le saline sono diventate un patrimonio da tutelare e, quando sarà possibile, in parte da riattivare, è importante riproporre e conservare ciò che dicevano di questo vasto impianto che caratterizza tutto il territorio retrodunale del litorale del Poetto.

Quelle Saline di Cagliari, le saline de la Spiaggia, de La Palma e del Lazzaretto, prima ancora del toponimo Molentargius, rivivono sul web, testualmente e recuperando le eventuali icone (foto e disegni) a corredo: da pagine ingiallite allo sfondo bianco del monitor.

Un altro modo per conservare la memoria, che è la storia, che è la conoscenza per noi e per chi verrà.

trasporto del sale sui cumuli (1930 circa)

1916 The National Geographic Magazine: semisconosciuta Sardegna...

Il primo articolo di una certa importanza sulla Sardegna apparso su The National Geographics Magazine, rivista che non ha certo bisogno di presentazioni, fu pubblicato nel numero di Agosto del 1916 con il titolo 'LITTLE-KNOW SARDINIA'.


Lo scrisse Helen Bree Dunstan Wright, accompagnato da 23 foto in bianco e nero ed una cartina del Mediterraneo centrale. Buona parte delle foto sono del marito, Charles Will Wright, che era stato il Direttore dell'Ufficio Federale alle Miniere degli Stati Uniti. In quell'occasione girarono l'isola in treno ed auto a noleggio, con figli a seguito.

L'autrice fu colpita dalla bellezza e l'unicità dell'isola, in particolare per le vaste foreste, tanto da esordire un paragrafo con un emblematico 'The Switzerland of Sardinia'. Ma fu anche impressionata dal carattere dei sardi che definì, con un altro titolo di paragrafo, 'Natives excessively polite'.

Cagliari interessò per le torri pisane medioevali e i suoi dintorni:

Attorno a Cagliari ci sono delle baie poco profonde, che si estendono nell'entroterra per molte miglia e sono importanti per le raccolta governativa del sale, dove si possono vedere cumuli di sale alti 20-40 piedi (6-12 metri circa). In primavera, su queste lande pianeggianti, si riuniscono stormi di fenicotteri ed altri uccelli che si sommano alla bellezza dello scenario. Il territorio attorno alle lagune è particolarmente fertile e ben coltivivato con orti e vigneti, da cui si produce vino in gran quantità.

(testo originale: Surrounding Cagliari are shallow bays, which extend inland for many miles, and are of interest of the govenment salt recoveries, where huge mounds of salt, 20 to 40 feet high, can be seen on the flats. In the spring flocks of flamingoes and other virds congregate on these lowlands and add to the beauty of the scenery. The land around the lagoons is especially fertile and well cultivated with truck gardens and vineyards, from which a very large quantity of wine is made.)

Questa pubblicazione, come i tanti che allora trattarono dei luoghi e delle genti d'Italia, aprì anche la rivista e fu in un certo modo un riconoscimento all'impegno dell'Italia nella prima guerra mondiale, ed ai sardi che tanto hanno dato in impegno, coraggio e vite umane. Riconoscimento che venne poi rafforzato ed amplificato con l'uscita del gennaio 1923 con un articolo, mai più riproposto per estensione e illustrazioni a corredo da parte del National Geographic Magazine, scritto dal prof. Guido Costa: 76 pagine con 81 illustrazioni, di cui 16 in falsi colori e a tutta pagina. Sull'uscita del 1923 diamo cenno a parte in questa sezione del sito.

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Curiosità.

La corrispondente americana Helen Dunstan Wright visse diversi anni in Italia, di cui una parte trascorsi in Sardegna. Dedicò molti articoli all'Italia e per diverse testate, fino al 1940.
Da Ingurtosu, sito minerario ora dismesso nel comune di Arbus, dove risiedeva con l'intera famiglia (ancora oggi resiste la Villa Wright, che apparteneva al marito e poi vicedirettore delle Miniere di Gennemari ed Ingurtosu), inviò una lettera al The New York Times, pubblicata sul numero del 20 maggio 1917, facendo appello ai lettori del più importante quotidiano americano per una raccolta di fondi destinati ad un piano per la cura della tubercolosi in Sardegna, a favore dei soldati sardi di ritorno (per chi aveva la fortuna di ritornare...) dai teatri di guerra sul Carso e dintorni nel 15-18.
In quell'occasione l'autrice, in genere rispettosa nella descrizione delle condizioni igienico-sanitarie dei tanti luoghi visitati in giro per il mondo, sottolineò la dura realtà sarda, la miseria delle abitazioni, la promiscuità tra malati e sani, che portava alla diffusione ed alla permanenza della malattia e non solo quella.
Probabilmente lo fece per sensibilizzare gli animi dei cittadini newyorkesi e perchè, questo traspare tra le righe, nutriva un certo amore verso le genti sarde, alle famiglie prive di tanti giovani strappati dal lavoro dei campi, unica fonte di sostentamento insieme alle miniere, per morire poi a migliaia nel fiore dei loro anni e lontano da casa.


(a cura di Francesco Desogus - Parco Naturale Reg. Molentargius-Saline)

Copertina national Geographic

1918: Le saline nella prima Guida Touring dedicata alla Sardegna

Siamo ancora in piena guerra mondiale quando il 1° agosto 1918 il Touring Club Italiano pubblica il 4° volume della collana Guida d'Italia, dedicandolo alla Sardegna.

Quel clima carico di tragiche vicende ed eroismi (la ferita di Caporetto è ancora aperta e l'offensiva decisiva italiana si avrà solo a fine ottobre), non risparmia neppure un certo rigore editoriale della collana tant'è, con l'enfasi mossa da sano sentimento patriotico, il presidente del Club, lo speleologo e geografo Luigi Vittorio Bertarelli (1859-1926), dedica così l'opera:

Per te, Sardegna! quest'opera che il Touring Club Italiano commise alle mie modeste forze di comporre, nell'ora storica in cui la Patria contende al nemico il sacro suolo.
Tu elevasti alla gloria imperitura i soldati tuoi figli, ignorati prima, circondati dall'ammirazione di tutta Italia.
Il Touring, che filialmente ti ama qui ti propone in ogni tua bellezza, perché, quando la civiltà avrà ripresi i suoi diritti, possa più facilmente tutto il popolo italiano portarti, reverente, la quercia e l'alloro.


Distanti dalle trincee del Carso, dal fragore dei mortai, gli autori descrivono una regione che combatte la sua battaglia millenaria di miseria e dominazioni. In certi tratti dell'opera non manca quel colore di avventura, di scoperta di terre inesplorate, di una terra certamente selvaggia e difficile, cosicchè 'la Sardegna, salvo pochissimi luoghi, non è sito per il viaggiatore che ami i propri comodi...'
Tuttavia è un'opera importante perchè fotografa fedelmente, e con dettaglio, la realtà sarda di quegli anni, che è in buona parte mutata, nel bene e nel male, solo negli ultimi decenni.

Il capitolo dedicato alla città di Cagliari si conclude con la descrizione delle Regie Saline, sicuramente per l'importanza dell'impianto industriale nella sempre povera economia sarda prevalentemente agropastorale, ma pure per l'unicità e la suggestione del paesaggio che offrono al potenziale visitatore gli 'immensi cumuli regolari bianchissimi di sale'.

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La saline di Cagliari

Molto interessante é la visita alla saline di Cagliari, a 2 km. ad Est della città, la più grandi d'Italia. Andarvi di buon mattino per evitare il sole. (servizio tram a vapore per la spiaggia del Poetto, nei mesi estivi) [1].

Si esce dalla città lungo mare, lasciando a sinistra la stazione delle Ferrovie Secondarie.
A chilometri 1.8 dalla stazione, si sorpassa il canale navigabile di presa delle acque marine [2], cha serve anche da transito dei natanti, trainati da ferrovie elettriche laterali, cha portano il sale all'imbarco sui piroscafi. Subito dopo il ponte, rimane alla destra la piccola Salina del Lazzaretto [3], dove si trova la Stazione Biologica della Regia Università, una delle prime d'Italia, (fondata nel 1908 dal prof. Ermanno Giglio-Tos), non aperta al pubblico, visita concessa dal Direttore. Vi si accede per un ponte: consta di un fabbricato lungo metri 50, largo 14, di 2 piani, di cui il superiore ancora in costruzione (1918). Vi si trovano i laboratori, una biblioteca e, nel mezzo, una vasta sala con un grande acquario di acqua salsa lungo metri 10, per gli animali marini in studio.

Accanto alla salina, un viale alberato conducente ai grandi fabbricati della Colonia Penale di S. Bartolomeo, posti al piede del pittoresco e boscoso Monte S.Elia, che ha tanta parte nel paesaggio cagliaritano. Appena dopo il ponte, sul canale navigabile, fra i pini dei viali e dei giardini, s'intravvedono la Centrale elettrica e le abitazioni degli impiegati. La località è chiamata La Palma. Vi conduce un bel viale alberato; usciti appena dall'abitato, s'incomincia ad entrare nel vasto campo delle Saline della Spiaggia, costituente il gruppo maggiore, che produce 14.0 000 tonnellate all'anno.

Due canali navigabili, paralleli alla spiaggia e lontani fra loro circa 500 metri, sono fiancheggiati da aie, su cui sono allineati, a perdita di vista, immensi cumuli regolari, bianchissimi di sale. La salina incomincia sotto il Monte S. Elia, sulle pendici del quale verdeggiano gli ulivi della Colonia Penale, con una prima serie di bacini detta di Palamontis (sotto il monte). Tra i bacini ed il mare, la spiaggia, detta Poetto, ove sono alcuni stabilimenti balneari. Dal suggestivo paesaggio di Palamontis, si domina il golfo e la salina, che si sviluppa su una lunghezza di vari chilometri. Risalendo i canali navigabili che costeggiano i bacini salanti (133 ettari circa), si vedono, sulle attigue aie, i cinque grandi elevatori elettrici a cassette per la raccolta meccanica del sale, capaci di accumulare 5-600 quintali all'ora, in masse prismatiche lunghe 50-100 metri, larghe una ventina, alte 5-6. Ogni apparecchio è servito da 70-100 operai, ed accumula 6-8000 quintali al giorno. Si incontrano pure i caricatori delle barche, comandati da motori elettrici e costituiti da lunghi nastri
di gomma che, disposti attraverso le aie e protendendosi per 6 o 7 metri sul canale, portano il sale (40-50 tonnellate all'ora) dai cumuli nelle barche. Vi sono adibite squadre di detenuti che caricano, in media, da 6 a 7 barche di sale al giorno.

Segna il limite dei bacini salanti un cantiere detto Su Rullone (la ruota). Vi è collocato un vecchio impianto di macinazione di sale, destinato ad essere rimodernato quanto prima, ed altro, già soppresso, per il sollevamento delle acque, costituito da grandi ruote (timpani) di legno a cassette elicoidali.

L'impianto di macinazione confeziona circa 150 000 quintali fra macinato grosso e fino commestibile. I timpani sono stati sostituiti da pompe centrifughe, che sollevano 500 litri al minuto. Dalla specola di un piccolo osservatorio meteorologico situato a Su Rullone, si può avere una chiara idea schematica della struttura e della estensione della salina. Volgendo le spalle al mare, si vede il grande Stagno di Molentargius, di 400 ettari, suddiviso, da argini, in tre ordini di vasche.
Questa superficie, detta di prima evaporazione, riceve le acque dal mare, dal canale navigabile, e la riduce, per evaporazione, a circa un terzo del volume iniziale.

Siccome un quintale di sale si ricava da metricubi 4.5 di acqua marina, per conseguire la produzione di 1.600.000 quintali, lo stagno deve prendere, dal mare 7 milioni di metri cubi e ridurli a 2.300.000. Questo primo gruppo di vasche è diviso, dalla salina, da una ubertosa campagna di vigneti e di ulivi, attraverso la quale un canale, lungo 700 metri, adduce le acque maturate dal Molentargius alle pompe di Su Rullone, che devono sollevarle a piccola altezza, per immetterle in un secondo ordine di vasche evaporanti. Questo, detto Bacini della Spiaggia (200 ettari), é disposto in prosecuzione. dei bacini salanti e serve, durante l'inverno, di deposito di acque graduate, che rappresentano il residuo della fabbricazione di una campagna e servono per iniziare la campagna successiva.

Ma d'estate, i Bacini della Spiaggia portano le acque a saturazione. Il volume iniziale (metri cubi 7 milioni), si é allora ridotto a 700 mila. Scendono una seconda volta alle pompe, che le sollevano di pochi decimetri, per distribuirlo ai bacini salanti.
La campagna dura, compresi i due mesi di raccolta, circa sei mesi; il periodo della salificazione da 90 a 120 giorni. I bacini salanti vengono alimentati due volte la settimana, a turno, confezionando oltre un millimetro di sale al giorno, cioè 100 a 120 nel corso della salinazione. Le acque sature delle successive alimentazioni non si tolgono che al momento di raccogliere il sale, e formano allora uno strato di 15-20 cm., quanto basta a difendere il sottostante prodotto solido dall'essere ridisciolto da eventuali piogge, poiché hanno la considerevole densità di 1.3.

A Su Rullone, fa capo Ia ferrovia dei trattori, dell0 sviluppo di 4 km. Fanno servizio cinque trattori elettrici che rimorchiano le barche (una cinquantina, di 200 quintali, in convoglio di 5-6) cariche, dalla salina al mare e, vuote, di ritorno. Dall'estremità del canale, tre rimorchiatori conducono poi le barche al porto di Cagliari, La potenzialità di carico giornaliero è di circa 1000 tonnellate. I sali si spediscono ai porti di Genova, Savona, Livorno e Castellamare di Stabia.


[1] in servizio dal 24 giugno al 15 settembre, da 8-10 corse al giorno. Prima classe 30 centesimi, seconda classe 20 centesimi. L'altro servizio di tram a vapore collegava Cagliari con Quartu Sant'Elena.
[2] Canale 'maestro' di San Bartolomeo o La Palma, che oggi la comunità chiama soprattutto 'Canale di Mammarranca'
[3] Oggi non più presente, per buona parte in corrispondenza dell'attuale Stadio S.Elia e del suo parcheggio.

(a cura di Francesco Desogus - Parco Nat. Reg. Molentargius-Saline)

raccolta del sale (1930 circa)

1923 The National Geographic Magazine - L'Isola di Sardegna e la Sua Gente

Il primo numero del 1923 del mensile The National Geographic Magazine si apre con un bellissimo articolo sulla Sardegna del Prof. Guido Costa, intotolato The Island of Sardinia and Its People, arricchito da ben 81 fotografie del fotografo Clifton Adams [2], di cui 16 colorate, per la maggior parte a tutta pagina.

Non poteva passare inosservato il panorama che offre il colle Monte Urpinu, allora decisamente più romantico e libero nella visione, per l'assenza di edifici, delle arterie stradali e tutto quanto oggi incide sul paesaggio.

Questa è la foto pubblicata dal 'National Geographic'.

Saline e Molentargius 1922 National Geographic Magazine

Sono evidenti, in lontananza, i cumuli di sale che costeggiano i bacini evaporanti e un litorale del Poetto privo di costruzioni di sorta mentre, ai piedi del colle, una modesta fattoria, costruzione rurale che è sopravvissuta, oggi utilizzata come ristorante.

Sea Pools A feature of The Southers Province

Gudio Costa riservò un breve paragrafo sugli stagni che caratterizzano Cagliari, ad est e ad ovest: Molentargius e Santa Gilla. Per le saline del Molentargius un commento sulla salubrità del luogo per l'assenza delle zanzare: un chiaro riferimento alla malaria, perenne flagello dell'Isola. Santa Gilla, invece, è promossa per i flamingoes, i fenicotteri che si trasferiscono dall'Africa alle vicinanze di Cagliari per trascorrervi i mesi più caldi dell'anno.

Along the Sardinian coast, chiefly in the southern province, are considerable sheets of water, popularly known as stagni di mare (sea pools). Cagliari is surrounded by such pools, which, being in direct communication with teh sea and retaining in thei water a coniderable amount of salt, are not dangerous to healt, as the larvae of mosquitoes cannot live in them.

Le 'croci volanti'

Eccoci, infine, allo spettacolo che ancora oggi ci affascina, durante i tramonti d'Agosto, quando questi 'strange birds' volano sopra la Città nel loro trasferimento giornaliero dallo stagno occidentale allo stagno orientale che, visti da sotto, sembrano come tante croci.

In August, a little after sunset, those strange birds may be seen flying high above the city, in their daily journey from the west pool to the east. Seen from below, they look like so many crosses, with thei outstretch necks, trailing legs, and short wings.

Semplicemente questi...

Croci volanti

(a cura di Francesco Desogus - Parco Molentargius-Saline)

1925: Le saline di Cagliari descritte da Antonio Taramelli

Il numero di febbraio del 1925 del mensile 'Le Vie d'Italia', periodico destinato ai soci del Touring Club Italiano ed organo ufficiale dell'Ente Nazionale Industrie Turistiche (ENIT), apre con un inaspettato articolo di Antonio Taramelli (Udine 1868- Roma 1939). Fu un valente archeologo, già direttore del Museo Nazionale di Cagliari, accademico nella medesima Università, Sovrintendente ai beni archeologici della Sardegna, Accademico dei Lincei e, infine, Senatore del Regno a vita per meriti scientifici.

L'articolo si fa apprezzare perchè il Taramelli si svela brillante giornalista divulgatore, non solo esperto ricercatore e cultore dell'archeologia sarda, autore di tantissimi saggi di taglio necessariamente scientifico. Qui parla dell'attualità e non ora dell'antichità, limitando solo alla premessa alcuni cenni storici delle saline. Conclude con una mirabile lode al sale, propria ars poetica degna del tempo.

L'articolo è riproposto con le foto e le didascalie a corredo, eseguite dai Fratelli Pes di Cagliari nel 1924.

UN BEL TRAMONTO SUI BACINI DELLE SALINE DI CAGLIARI

LE SALINE DI CAGLIARI

Chi nel settembre affocato scende col treno delle Ferrovie complementari dalla regione collinosa del Partiolla, riarsa dal lungo periodo estivo, e raggiunge il piano campidanese, vede profilarsi dietro i vigneti di Monserrato e di Pirri, prima di giungere a Cagliari, una serie di bianchi cumoli, scintillanti di fresco candore nello sfondo d'intenso azzurro del Golfo di Quarto S. Elena. È il sale della grande Salina di Cagliari, detta di Molentargius.

Essa è vecchia quanto la storia e forse più che la storia della Sardegna. L'inscrizione trilingue, punica, greca, romana di Pauli Gerrei, uno dei più antichi ed importanti documenti epigrafici della Sardegna, conserva il ricordo di una dedica del liberto Cleone, servo dei salinieri, alla divinità salutare di Sardegna Esculapio Merre, l'antica divinità protosarda che in tempo romano aveva assunto l'aspetto esteriore del Dio medico e solare Esculapio. Molti anni più tardi, verso il declinare dell'impero romano, tra il quarto ed il quinto secolo d. C., troviamo ricordati gli addetti alle saline, gli immunes salinarum, che in nome di Cristo fanno la consacrazione, probabilmente di un'area sepolcrale, per i salinieri, in vicinanza della chiesa di S. Saturnino di Cagliari, ora SS. Cosma e Damiano, in località ricca di avanzi sepolcrali ed epigrafici della prima epoca cristiana. L'importanza delle saline di Cagliari è ricordata attraverso tutta la storia: diritti regali e feudali,
immunità comunali si alternano si intrecciano si contrastano attorno a queste saline, fonte di ricchezza incessante. Oggidì esse sono, come tutte le saline sarde, di proprietà demaniale e gestite dallo Stato, per il quale rappresentano un reddito imponente.

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La descrizione breve che qui presento si riferisce alla grande salina di Molentargius, ad est di Cagliari; ma la città ha un'altra salina, assai meno importante ad ovest dell'abitato, alla Scafa, all'orlo dello stagno di S. Gilla. Questa salina, già comunale, è composta di pochi bacini e sembra minacciata dallo svolgimento non molto lontano dell'edilizia cagliaritana.

Il principio fondamentale della salina di Molentargius, come di tutte le saline marine, è semplicissimo e vecchio come la storia della civiltà umana, che si può dire si accompagna all'uso del sale marino. Al cocente sole del lungo estate meridionale è affidata l'evaporazione di un sottile strato di acqua marina; ma l'applicazione di questo principio si andò lentamente perfezionando con una serie di provvedimenti diretti soprattutto ad ottenere una maggiore purezza nel sale ed un risparmio della mano d'opera, specialmente quando, nel dopo guerra, per concezioni umanitarie e politiche bene spiegabili, si andò eliminando gradatamente l'impiego dei condannati.

PIANTA DELLA SALINE DEL MOLENTARGIUS DI CAGLIARI.
AL N.5 È LO STAGNO DI MOLENTARGIUS. DA 1 A 6 A 3 PASSANO LE ACQUE CONDENSATE SINO AI GRANDI BACINI
DELLE CASELLE SALANTI.

La piccola piantina sopra riprodotta faciliterà al lettore la comprensione del semplice ma ingegnoso meccanismo della salina. L'acqua del mare aperto è condotta naturalmente entro il vasto specchio dello stagno di Molentargius, n. 5 della figura, situato un buon tratto entro terra e difeso per mezzo di canali collettori dalle acque piovane e di scolo delle circostanti campagne. In questo specchio d'acqua tranquillo e non molto profondo si inizia la evaporazione ed il concentramento dell'acqua marina, che si fa più satura, passando da uno scomparto all'altro dalla periferia al centro dello stagno. Dall'ultimo scomparto l'acqua, già molto condensata, è condotta a mezzo di pompe ai bacini litoranei, dove si spande, prima nella vasta distesa 1, poi in quelle allungate, 6, passando dall'una all'altra, sino a raggiungere le cosiddette caselle salanti, bacini regolari, dai margini metti e dal fondo costantemente curato, dove l'acqua sotto l'incessante sferza del sole passa dalla densità di 25° a quella di 30° gradi Beaumè, fra le quali precipita, in massima; il cloruro di sodio, il sale da cucina.

La scelta della località di Cagliari per lo scopo di ima redditizia e stabile salina è sovra ogni altra opportuna, sia per la topografia della spiaggia, bassa, con retrostante stagno, lontana dai monti ed aperta ai venti secchi del 1nord, in clima di scarsa precipitazione acquea e di lunghe giornate serene di un lungo periodo di siccità, che spesso si stende da maggio ad ottobre. Queste favorevoli circostanze hanno fatto sì che la salina di Cagliari sia diventata la prima d'Italia, e, aggiunge con orgoglio il Direttore ing. Mazzoleni, una delle più importanti saline del mondo.

IL VECCHIO SISTEMA DI ACCUMULAMENTO DEL SALE MEDIANTE LE CARRIOLE.

Dopo che il cloruro di sodio è depositato nelle ultime caselle salanti, convogliate al mare le acque residuali, ricche di altri sali, rimane sul fondo il sale, cristallizzato e quasi puro. Per il momento gli altri sali delle così dette acque madri non sono utilizzati che in minima parte, così mi assicura con un sospiro di rammarico l'egregio ingegnere, che non può nascondere la sua qualità di acuto osservatore ed innovatore. Per ora si limita l'opera della Direzione all'estrazione del solfato di magnesio per mezzo dei freddi invernali; ma sono già avanzati gli studi per la separazione dei composti potassici. In questi ultimi tempi si sono applicati i risultati di questi studi per l'estrazione del cloruro di magnesio, che viene impiegato da una ditta di Milano per le mattonelle Sorel, le lucenti e leggiere piastrelle smaltate, ottenute impastando di soluzione di questo sale la segatura di legno e la magnesite. Le cucine e le camere da bagno e le ritirate, specialmente delle navi moderne, avranno un largo impiego per questo elegante e sano rivestimento impermeabile.

LA FLOTTIGLIA DELLE BARCHE DA CARICO.

Ma lo Stato non è industriale e lascia all'iniziativa privata lo sfruttamento di queste ricchezze ed e questo appunto il campo cui si dedicherà la Società per le Bonifiche della Sardegna, la quale ha ora avviato grandiosi lavori per il prosciugamento dello stagno di Santa Gilla, vale a dire per limitare l'attuale specchio della grande laguna cagliaritana e preparare estese saline razionalmente adattate, per la produzione di tutti i sali, in ispecie potassici, utilizzando in molteplici applicazioni redditizie l'inesausta ricchezza del mare, che sino ad ora ritornava infeconda in grembo al gran padre oceano.

Il prodotto sovrano della salina cagliaritana è quindi per ora il cloruro di sodio, che, raccolto dal fondo dei bacini salanti, è accumulato sui margini e poi riunito in grandi cumoli a sezione triangolare. Questi cumoli vengono formati in piccola parte ancora col vecchio metodo delle carriole che in lunghe teorie si distendono una dietro l'altra, salendo gradatamente lungo piani mobili in legno; ora pero per mezzo di elevatori meccanici i cumoli si formano con grande velocità e regolarità, come è visibile dalla nostra figura. I cumoli possono resistere a lungo all'azione degli agenti atmosferici per la protezione di una crosta compatta che si forma alla superficie, sotto la quale il sale si conserva in tutto il suo candore. Al momento in cui sono richiesti i carichi dal continente, si spezzano le croste ed i cumoli vengono rapidamente demoliti; con i recenti mezzi dei nastri meccanici vengono caricate le barche con una media di 200 quintali ogni mezz'ora. All'antica trazione a braccia dei condannati oggi é sostituita la trattrice elettrica, che corre sul binario e trascina sino a sei barche per volta lungo l'acqua tranquilla del canale maestro che sbocca al mare. Il convoglio, non più triste, scende lento e sicuro sino alla foce dove è preso a rimorchio da un vaporino che in breve ora lo accompagna al porto. Di qui parte per tutte le destinazioni designate dalla direzione delle gabelle e si sparge per gran parte della penisola.

Tutti questi mezzi meccanici hanno conferito una grande sveltezza nella raccolta e nella spedizione del sale, cosicché si potrebbe giungere a caricare a bordo, nei giorni di calma sino a 1000 tonnellate al giorno. In media la produzione annua delle saline di Cagliari è di 1.500.000 quintali all'anno, ma in questi ultimi anni essa fu notevolmente superata e furono perfino raggiunti i 2.200.000 quintali. I condannati che prima avevano tutti i lavori di spurgo dei canali, di estrazione, di traino, di caricamento del sale sulle barche e sulle navi, ora sono ridotti a poco più di un centinaio e non compiono che i lavori più leggieri, mentre il grosso dell'opera è affidato a liberi lavoratori, squadre di ex-combattenti del Campidano, che si specializzano nei vari lavori, precipuo fra questi il caricamento dalle barche alle navi, che è uno dei più curiosi spettacoli della tranquilla vita del porto di Cagliari. Per varie volte al giorno il lento traino delle barche a rimorchio del vaporetto dalla foce del canale delle saline doppia la punta del molo orientale e si accosta sotto bordo ai grandi vapori salinieri. Appena avvenuto l'attracco ha principio il vertiginoso lavoro della catena di ceste che si riempiono sul ponte della barca e da mano a mano sono issate sul ponte del vapore e rovesciate entro il boccaporto; mentre un altro sollecito vertiginoso «passamano» restituisce alle barche le ceste vuote, che si riempiono di nuovo per risalire colme del sale scintillante, gli stivatori stendono il carico nelle stive. Il mezzo è ancora l'antico, ma una disciplinata esperienza, passata in eredità dai galeotti ai lavoratori liberi ed attirati dal pagamento a cottimo, ottiene i risultati di una macchina a nastro, di non facile applicazione nel porto di Cagliari. I visi adusti dei «bastagi» sono in pochi minuti madidi di sudore, ma il lavoro prosegue in silenzio, incessante, reso accanito all'emulazione con la barca e con la squadra vicina e più ancora dal miraggio del guadagno, e non cessa che quando tutto il carico della barca ha preso posto nel vasto ventre del saliniero che gradatamente affonda la sua chiglia nell'acqua cheta del porto. Ed allora il corteo delle imbarcazioni si ricompone, e riprende più leggiero la via della salina, per nuovi carichi, per nuovo lavoro.

IL GRANDE STAGNO DEL MOLENTARGIUS CHE MISURA 420 ETTARI DI SUPERFICIE E NEL QUALE AVVIENE LA PRIMA EVAPORAZIONE DELLE ACQUE MARINE.

Viene fatto di domandarsi: dove va tanto sale? Anzitutto esso si dirige ad alimentare i grandi depositi statali di Savona, Genova, Livorno, Civitavecchia, Castellammare, Reggio Calabria e spesso anche Venezia; da questi depositi si spande nel relativo retroterra, che come si comprende è una buona parte del Regno.

Le saline di Cagliari non si limitano alla produzione del sale grezzo ed impuro, ma preparano anche il sale raffinato e depurato mediante un apparecchio speciale, perfezionato dell'ingegnere Mazzoleni, valente Direttore delle saline. A mezzo di esso il sale polverizzato dalla macina, viene immesso in una vasca dove é temuta in agitazione una soluzione satura di cloruro di sodio. La corrente del sale polverizzato è depurata completamente dal cloro di magnesio, che é amaro e solubile anche nell'acqua satura di cloruro di sodio, mentre questo non può sciogliersi nell‘ambiente già saturo ed esce dalla vasca candido come neve, depurato e pronto ad essere impacchettato e spedito in ogni parte del Regno. Ed è cosi che l'indispensabile alimento si diffonde in tutte le mense di tanta parte dell'Italia, e si sparge dovunque il prodotto del bel mare, del gran sole vivo della spiaggia cagliaritana, lindo, salubre e puro, meglio di ogni altro sale di qualsiasi miniera, vanto ed orgoglio di questa importante e benemerita Amministrazione statale.

NELLA SUPERFICIE DEL BACINO SI RISPECCHIA IL GRUPPO DEGLI EDIFICI PRINCIPALI DELLA SALINA.

Ma non alle sole cucine nostre é diretto questo prodotto del mare di Sardegna; esso alimenta numerose industrie: si può dire anzi che le principali industrie siano debitrici alle saline di Cagliari di un loro indispensabile elemento.

Ricordiamo per primo l'enorme consumo fatto dalla pastorizia, sia per l'alimentazione del bestiame che per la confezione e maturazione del formaggio; non meno largo è l'impiego del sale come refrigerante. Sono del pari tributari della salina le fabbriche del sapone, quelle dei prodotti della soda per le acque gazose e similari. Larghissimo uso é fatto dalle concerie per le prime lavorazioni dei cuoi e delle pelli; le grandi fabbriche di conserve vegetali e carnee non potrebbero funzionare senza questo indispensabile prodotto. I sali amari sono usati nella salagione delle budella ed entrano come ausiliari preziosi nella fabbricazione dei vetri e delle stoviglie in centinaia e centinaia di stabilimenti italiani.

Per quanti rivoli, come il sangue nelle arterie e nelle vene, fluisce in mezzo agli uomini, questo mirabile elemento, che dal seno del mare, come un dono divino, semplice e puro, modesto e di poco costo, si spande sulla terra, simbolo di sapienza, testimone sempre vivo di una delle più antiche e sempre utili conquiste dell'uomo!

Antonio Taramelli


(a cura di Francesco Desogus - Parco Nat. Reg. Molentargius-Saline)

[1] Questa ripresa fotografica, eseguita dal colle di Sant'Elia, mostra una veduta della costa verso il cuore di Cagliari che oggi può sembrare incomprensibile. Benchè sia già presente da tempo la Via Armando Diaz che aggira il colle di Monte Mixi fino al santuario di N.S. di Bonaria, nei decenni successivi la fisionomia di questa parte di Cagliari sarà totalmente modificata con la realizzazione dell'omonimo quartiere popolare. Poi il viale Colombo segnerà il confine definitivo con il mare. Troverà allora posto l'Ammiragliato, la Fiera, lo stadio S.Elia, ecc..
Le saline del Lazzareto, ben evidenti a destra della foto con i cumuli di sale che segnano il tratto odierno iniziale di Via S.Bartolomeo appena dopo il ponte Vittorio, sono le più antiche della storia delle Saline di Cagliari. Una palizzata collolocata sul basso fondale di questo tratto di mare proteggeva i bacini salanti dalle mareggiate. Della palizzata protettitva si lamentò, nell'Ottocento, Alberto Ferrero La Marmora, il valente studioso della Sardegna, per il fetore che ne derivava in quanto questo tratto di mare con un fondale basso tratteneva anche i reflui che provenivano dall'entroterra.

1920/25: storie di mare: il trasporto del sale a «su Continenti»

Solo una minima parte del sale raccolto nelle Reali Saline di Cagliari era destinato al consumo interno. La grandissima parte delle migliaia di tonnellate di sale prodotto annualmente (con punte di 220.000 tonnellate) veniva trasportato via mare 'a su Continenti', come ancora si suole nominare in sardo, la penisola italiana. L'imbarco si svolgeva nel porto di Cagliari: i barconi colmi di sale provenivano dalle Saline che, abbandonato il canale maestro de La Palma nel mare aperto, costeggiavano per un breve tratto ai piedi della basilica di N.S. di Bonaria, per giungere al porto. Il materiale veniva scaricato e travasato manualmente nelle stive delle navi, con costi ed un organizzazione del lavoro non facili, dovendo anche rispettare tempi tecnici per le operazioni di imbarco e partenza.

I volumi trasportati erano correlati al consumo ed alla capacità dei depositi, in modo tale da soddisfare sempre la domanda dell'industrie private e del consumo domestico. Pertanto era necessario disporre di una rete di trasporto con adeguata capacità di carico e pronta al momento giusto.

Lo Stato gestì in economia diretta il carico del sale e noleggiava da armatori privati i piroscafi per la traversata del Tirreno.
Poi, per ovvi motivi di ordine economico, il Ministero delle Finanze, che era il titolare dei Monopoli, affidò direttamente ai privati sia l'operazione del caricamento che il trasporto in concessione. Il travaso dai barconi alle stive delle navi era fatto ancora manualmente ma da manovali cottimisti: più caricavano più guadagnavano. Nonostante il pesante lavoro, Il Taramelli, il famoso archeologo ma anche cronista di quei tempi, ci racconta di vere e proprie sfide tra squadre di operai su chi prima finiva, atteggiamenti propri della natura umana dei sardi.

Ma quali navi erano adibite espressamente al trasporto del sale? E a chi appartenevano? Ci viene incontro un trafiletto scovato su Le Vie d'Italia (numero di Aprile 1925). Il resto lo racconta il web con l'immenso tesoro di notizie che oggi offre agli internauti.

La 'Peninsulare' di Genova [1] si aggiudicò il pubblico incanto, ed adibì al trasporto di sale dal porto di Cagliari tre piroscafi della propria flotta, più un quarto noleggiato a sua volta, per complessive 15.000 tonnellate di di portata.

La traccia documentale è del 1925 ma le ricerche ci hanno svelato una triste e rapida sorte per almeno tre delle quattronavi destinate al trasporto del sale di Cagliari che, ricordiamo, erano mosse a vapore. Allora quando le caldaie andavano in pressione, se alimentate a carbone ed il vento era sfavorevole, si impestava la Via Roma, la via principale di Cagliari, con dei fumi neri e densi: polveri sospese? 'particolato'? ben altri tempi...

Porto di Cagliari

l porto di Cagliari dal mare in una foto del 1922 [Clifton Adams - The National Geographic Magazine]

Ecco i risultati della ricerca:

1) piroscafo da carico RODOSTO con stive in legno, da 2350 tonnellate di carico, varata nel 1918. Risulta dispersa il 27 gennaio 1927, al largo dei mari di Olbia, non si conosce il luogo del relitto, ne le cause dell'affondamento.

2) piroscafo COMANDANTE BAFILE, scafo in ferro, 2000 tonnellate di portata, stive anch'esse in ferro. Aveva poco pescaggio (12 piedi) che lo rendeva accessibile nei porti con bassi fondali. Venne varata nel giugno 1921, nei cantieri di Sestri Ponente.
Partita da Civitavecchia per il porto di Cagliari, il 3 settembre 1941, durante la navigazione rimase incagliata e si danneggiò al largo di Capo Comino (Nuoro). Non resistette a lungo: affondò definitivamente il 19 febbraio 1942 a seguito di una mareggiata. Il relitto giace ancora nel fondale ed è un'attrattiva per i sub.

3) piroscafo, preso a noleggio dalla 'Peninsulare', BACICIN SERRA.
Nave trasporto con scafo in legno, da 2200 tonnellate di portata, varata il 18 luglio del 1919 in Canada, dalla Fraser-Bruce & Co. di Montreal con il nome di WAR EIRE, acquistata nel 1920 all'armatrice inglese Shipping Controller, che la ribattezzò SICILIER che, a sua volta, la rivendette alla Soc. Italiana Importazione Carboni e Navigazione di Savona che la rinominò Bacicin Serra.
Anche questa nave a vapore ebbe vita breve: affondò 25 miglia al largo di Gozo (Malta) il 29 settembre 1925, per un falla derivante da una tempesta.

4) Il quarto ed ultimo piroscafo da carico utilizzato dalla Peninsulare si chiamava semplicemente MARCO, scafo in ferro, oltre 5000 tonnellate di portata, con le stive rivestite di legno. Non si hanno notizie della sua sorte [2]

Francesco Desogus (Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline)

[1] Probabilmente ci si riferisce alla 'Peninsulare Societa di Navigazione' di Genova.

[2] Tuttavia negli archivi marittimi c'è una nave da carico così battezzata, da 1487 tonnellate di portata, che venne affondata nei mari di Ragusa il 31 ottobre 1943, da un aereo tedesco, successivamente all'armistizio. La nave poi venne recuperata dagli iugoslavi.

Storia delle Saline: dal 1400 al 1700

Nel 1419 fu sperimentata con successo la gestione privata delle saline: il procuratore regio autorizzò un commerciante di Quartu S.Elena, Giacomo Olivieri, a raccogliere il sale in cambio di un compenso dell'uno per cento.
L'Olivieri svolse in poche settimane il lavoro grazie all'impiego di centinaia di uomini che egli assunse dal suo villaggio. Il successo dell'iniziativa permise di aumentare e perfezionare diversi contratti di esportazione del sale all'estero. Anche altre saline dell'isola furono da allora gestite da privati, anche se controllati dall'autorità, che le concedevano in appalto o in 'arrendamento'. I tentativi di privatizzazione ebbero presto fine.

In Francia Luigi X aveva istituito il monopolio di tutte le saline francesi, affidandone la gestione e il commercio della preziosa risorsa ai suoi ufficiali. Ferdinando II, Re d'Aragona istituì il 16 febbraio 1491 il monopolio del sale, che consisteva in un completo strumento legislativo per il controllo delle saline in Sardegna.
In undici punti si fissavano i compiti del responsabile della salina e dei suoi collaboratori, erano previsti controlli per la misura e la purezza del sale e un prezzo unico per ogni quartino, unità di misura corrispondente a circa 125 litri o a 130 chilogrammi, pari a dieci soldi.

Il 25 novembre 1492 Ferdinando II divise in due categorie i cagliaritani: los mayors, ricchi signori, che avevano diritto ad una razione giornaliera di sale, e los menors, cioè il popolo, che avevano diritto a mezza razione.
Nel 1488 il sovrano obbligò i sardi a consumare esclusivamente sale sardo gravato dalle imposte. Aumentarono così i fenomeni di contrabbando e i furti del sale, le speculazioni che portarono nel luglio del 1511 al divieto per chiunque di vendere, cedere o scambiare sale. Da Carlo V ai successori, per l'intero secolo si assistette alla chiusura di molte saline fino alla conclusione della fase spagnola delle saline sarde con la morte, nel 1700, di Carlo II.

Un cagliaritano, Giuseppe Marini chiese la concessione perpetua delle Regie saline con l'impegno di versare ogni anno un consistente canone d'affitto. La proposta del Marini fu accolta il 12 maggio 1714 con una gestione di 12 anni e un canone annuo fissato in 4500 scudi. Nel 1717 navi spagnole depredarono i depositi di sale e il Marini morì nel 1718.

Il commercio del sale aveva segnato ottimi risultati fino al 1751, e veniva acquistato da inglesi, svedesi e olandesi, malgrado tutti i problemi creati dalla mancanza di manutenzione delle saline, le alluvioni che ne distruggevano le strutture e il porto ritenuto insicuro.

Nella seconda metà del '700 il sale sardo risultò meno competitivo rispetto a quello siciliano, prodotto nelle attrezzate saline di Trapani. Lo storico svizzero Bergier rilevò che nel mondo antico l'importanza del sale può essere paragonata a quella attuale del petrolio. Per il suo possesso si organizzavano guerre anche perché la produzione era in mano a pochi paesi che ne detenevano il totale monopolio, mentre i consumatori erano numerosi in quanto il sale era una risorsa alimentare indispensabile per condire e conservare i cibi. Nel settecento, sotto la dominazione dei Savoia, il sale di Cagliari divenne famoso in Europa e nel nord America. Il porto di Cagliari conobbe un periodo di grande sviluppo per le centinaia di navi che lo frequentavano. Fu costruito persino un apposito molo del sale.
Quando la domanda superò l'offerta e i 'comandati' non erano più sufficienti, i governanti 'sabaudi' estesero ad altri villaggi l'obbligo di lavorare nelle saline. La gestione delle saline era affidata in concessione mediante appalto pluriennale che si aggiudicavano regolarmente grosse società capitalistiche italiane e straniere interessate alla commercializzazione.

Istituto Tecnico Commerciale Statale E. Calvino - Cagliari

Le Comandate

Le 'Comandate', che esistevano già dai tempi dei pisani, erano squadre di lavoratori provenienti dai paesi limitrofi da inviare periodicamente nelle saline.
Poichè gli abitanti di Cagliari avevano l'esonero dall'obbligo di lavorare nelle saline, molti abitanti dei villaggi preferirono trasferirsi all'inizio del '400 nei quartieri cagliaritani di Villanova e Santa Chiara, sobborghi cresciuti ai piedi di Castello.
Se in un primo tempo, nel 1327 e 1328, sotto Giacomo II e Alfonso III, i trasferimenti erano favoriti per ripopolare i quartieri di Cagliari rimasti deserti dopo la partenza della colonia pisana, il 17 agosto del 1331, con provvedimento spedito dalla corte di Barcellona, si abolirono i privilegi e i trasferiti furono obbligati a rientrare nei villaggi di provenienza per far fronte ai lavori delle saline.
Ci furono allora molte contestazioni, scontri armati e numerose vittime dovute anche alle carestie e alle epidemie provocate dalla peste, che costrinsero i governanti ad aumentare le paghe ed il perdono dei reati anche gravi per chi lavorava nelle saline. Grazie ad un regolamento emanato dal viceré Luigi de Pontos il 18 gennaio 1420, si offriva l'impunità anche per reati gravi a patto di ripopolare i villaggi di Quarto, Quartucciu, Sebollas, Pirri e San Vitrano.
Anche l'arcivescovo di Cagliari permise ai lavoratori delle saline di lavorare le domeniche e nei giorni di festa. A metà del '700 i contadini provenienti da 72 paesi, appartenenti al Campidano, Gerrei (distanti anche 24 ore di cammino), Trexenta e Marmilla, raccoglievano e trasportavano il sale destinato a terre lontane.
Chi non si presentava al lavoro nelle saline veniva multato o incarcerato. Per molti contadini la chiamata alle saline, per pochi soldi, rischiava di compromettere l'intera annata di lavoro nei campi poiché la raccolta del sale coincideva con la mietitura.


Nell'Aprile del 1779 si dispensarono i lavoratori che abitavano a più di sette ore di distanza dalle saline.
I villaggi vicini alle saline dovevano mettere a disposizione , ogni anno, un determinato numero di uomini , in proporzione ai loro abitanti, per l'estrazione del sale e un determinato numero di carri per il trasporto del prodotto dalle saline ai porti d'imbarco.
Talvolta potevano avere l'esenzione da tali obblighi: in questo caso i villaggi erano costretti a versare un contributo in denaro in rapporto agli uomini e ai carri esentati. Poichè il contributo era sempre molto alto, l'esenzione era richiesta difficilmente.
Nel 1800 gli uomini comandati erano per la sola salina di Cagliari 502 e i carri richiesti 107. Spesso per le saline di Cagliari si giungeva anche a comandare 800 o 900 abitanti dei paesi limitrofi.
Questi dovevano raggiungere le saline a proprie spese; dovevano lavorarvi con una paga bassissima (sette soldi la salma) per tutta la durata della campagna.

Anche i 'carratori' dovevano raggiungere le saline con fondi propri, e per il trasporto del sale venivano pagati secondo le salme trasportate e secondo le distanze compiute, con un compenso molto basso (da tre a dieci soldi la salma), perchè un carro poteva trasportare una sola salma per volta e le distanze erano molto lunghe.
Gli inadempienti erano costretti al pagamento di una penale elevata e questo produceva un grave malcontento nei villaggi, costretti a privarsi degli uomini, comandati al duro lavoro, e dei carri, utili per i trasporti.
Le 'comandate del sale' vennero abolite nel 1836 dal re Carlo Alberto. Da questa data il lavoro del Molentargius è stato svolto prevalentemente dai forzati, che hanno lavorato nelle saline fino al 1929 quando furono sostituiti da lavoratori provenienti da Quartu e centri limitrofi.

Istituto Tecnico Commerciale Statale E. Calvino - Cagliari