Parco Naturale Regionale Molentargius Saline
Il cibo del fenicottero: Artemia saline e larve di chironomidi
L'Artemia salina è un piccolo crostaceo rosa-arancione lungo fino a 2 cm che popola vari ambienti, dagli stagni costieri con acqua salmastra alle saline con acqua iperalina. Nuota a pancia in su senza sosta nello spazio tra il fondo e la superficie, filtrando l’acqua per raccogliere le alghe unicellulari di cui si nutre. La sua posizione nel nuoto è determinata dal fototropismo positivo: si orienta cioè in direzione della luce, quasi come un girasole. Se la luce provenisse dal fondo delle saline, le artemie  nuoterebbero invece normalmente, rivolgendo la “pancia” verso il fondo. Il colore dell’Artemia è dovuto alla presenza di pigmenti di colore aranciato (carotenoidi) che sono anche  presenti nelle alghe di cui l’Artemia si nutre e che colorano di rosa le acque delle saline. I carotenoidi dell’alga passano all’Artemia e dall’Artemia alle penne del fenicottero. Negli stagni e nelle saline della Sardegna le popolazioni di Artemia salina possono differire profondamente. In alcuni stagni la popolazione è costituita esclusivamente da individui femminili e la riproduzione viene detta partenogenesi poliploide (o geografica). Lo sviluppo delle uova avviene cioè senza fecondazione. In altre la popolazione, come per le saline e gli stagni del Molentargius, è costituita sia da maschi sia da femmine e la riproduzione avviene in seguito alla fecondazione delle uova. Insieme all’Artemia salina altri piccoli animali, rientrano nella dieta del fenicottero anche se in misura meno importante. In particolar modo, le larve di chironomidi. Sprofondate nel fango con il solo capo fuori dal sedimento, queste larve, simili a vermetti rossi e lunghe pochi centimetri vivono come l’Artemia nelle acque salate degli stagni. La colorazione rossa delle larve è dovuta alla presenza del pigmento emoglobina, lo stesso presente nei nostri globuli rossi, responsabile del trasporto dell'ossigeno. Grazie a questo pigmento le larve possono sopravvivere anche quando diminuisce la concentrazione dell’ossigeno dell’acqua, grazie alla capacità dell’emoglobina di legarsi al poco ossigeno presente. Gli adulti dei chironomidi benché simili a zanzare non si nutrono di sangue e quindi non pungono provocando fastidiosi pruriti. Il nome chironomidi  deriva del greco Χειρονόμος che, richiama la gestualità delle mani nella “chironomia” la direzione di un complesso musicale mediante alcuni gesti e movimenti della mano. L'adulto dei chironomidi infatti in posizione di riposo, tiene le zampe anteriori sollevate sopra il capo e protese in avanti.
Date le piccole dimensioni degli organismi di cui si nutrono, i fenicotteri hanno bisogno di una grande quantità di Artemia e chironomidi per il loro sostentamento. L’evoluzione ha perciò dotato il fenicottero di un becco molto particolare, la cui forma è una diretta conseguenza del suo modo di nutrirsi. Grazie a numerosissime lamelle presenti sul bordo interno del becco e alla lingua, che funziona come una pompa, il fenicottero filtra l’acqua alla ricerca di cibo passando la maggior parte della sua giornata con la testa immersa nell’acqua salata.
la biomassa delle larve di Ditteri Chironomidi
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