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Geologia

Vista a volo d

Il Parco Naturale Regionale ''Molentargius - Saline'' si estende per circa 1400 ettari nell'estrema propaggine meridionale della pianura del Campidano, affacciandosi nel Golfo di Cagliari. Dal punto di vista strutturale può essere considerato come parte dell'unità strutturale campidanese, costituita dal graben campidanese e dagli horst del Sulcis-Iglesiente e del Sarrabus-Gerrei.
Il territorio, dominato da depositi quaternari e caratterizzato dalla presenza di numerosi stagni e paludi, è circondato dalle colline di Cagliari - Sant'Elia e dell'area Margine Rosso - Sant'Anastasia. Queste sono costituite da tre unità note come 'Argille di Fangario', 'Arenarie di Pirri' e 'Calcare di Cagliari', appartenenti alla sequenza marina della successione vulcano-sedimentaria oligo-miocenica, e testimoni della sedimentazione che nel corso del Miocene ha permesso lo sviluppo di bacini tra il Golfo di Cagliari e quello dell'Asinara, in cui si sono depositati diverse centinaia di metri di sedimenti. Sulla successione miocenica poggiano i depositi quaternari dell'area continentale, suddivisi in due principali unità deposizionali: i sedimenti Pleistocenici del Sintema di Portovesme, di origine marina e continentale, messi in posto dopo la fine della penultima fase fredda pleistocenica, e i depositi alluvionali e di cordone litorale dell'Olocene. Attualmente, questi depositi sono oggetto di ricerche e studi, essendo possibile una loro attribuzione all'Olocene o al Tirreniano. Per tali approfondimenti si rimanda alla sezione ''Il Quaternario: le due scuole di pensiero''.

Prima dell'ultima glaciazione, nell'interglaciale Riss—Würm il mare lambiva le colline mioceniche, formando un'insenatura marina interna. La trasgressione tirreniana, avvenuta con due pulsazioni, ha lasciato nel Golfo di Cagliari, dei depositi marini ben sviluppati, formando un'ampia baia probabilmente delimitata da un cordone litorale, i cui resti sono visibili a Is Mesas-Calamosca. Durante la regressione würmiana, quando il mare ha raggiunto una quota di circa -130 m sotto il livello attuale, l'ampia baia venne sovraescavata ad opera delle acque dei fiumi sfocianti nell'attuale golfo di Cagliari, che la hanno poi colmata di sedimenti alluvionali.

Lo stagno di Molentargius (Bellarosa Maggiore) in quell'epoca e fino a tempi relativamente recenti, comunicava col mare mediante un emissario che passava per La Palma e defluiva nel tratto di spiaggia prossimo a Marina Piccola. La formazione dello stagno di Quartu è legata all'emersione di una barra litorale originatasi sui bassi fondali del golfo, tra il promontorio di S. Elia e il Margine Rosso, in un momento in cui il livello del mare si era stabilizzato circa alla quota attuale. Con la successiva regressione esso è rimasto come una depressione di retrospiaggia, riempita di acque salate, che durante l'estate o in occasione delle alte maree acquisiva una salinità maggiore per la forte evaporazione e grazie all'ingresso di acque marine attraverso bocche di comunicazione o per via sotterranea sotto le sabbie della spiaggia. Questo stagno, trasformato attualmente in vasche evaporanti e salanti, rappresentava, fino al tempo in cui si iniziò a produrre sale, un bacino di espandimento e di regolazione delle acque provenienti da Molentargius e destinate a defluire in mare.

Fonte utilizzata: ''Note illustrative della Carta Geologica d'Italia'' scala 1:50.000 - Foglio 557 Cagliari, realizzata nell'ambito del Progetto CARG (Legge 305/89) tramite convenzione tra Servizio Geologico d'Italia - Dipartimento Difesa del suolo - Organo Cartografico dello Stato (Legge 68/60), confluito nell'agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Sevizi Tecnici, e Regione Autonoma Sardegna.

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