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Ambiti territoriali

Ambiti territoriali

Il territorio del Parco può essere suddiviso in tre comparti ambientali principali, il sistema delle acque dolci, quello delle acque salate e i depositi costieri, all'interno dei quali si individuano ulteriori ambiti territoriali, oggetto di un costante e puntuale monitoraggio.

Comparto delle acque dolci

Bellarosa Minore
Perdalonga
Ecosistema filtro

Comparto delle acque salate

Bellarosa Maggiore
Saline e Perdabianca

Depositi costieri

Is Arenas

Bellarosa Minore

Il Bellarosa Minore è uno stagno di origine artificiale di circa 75 ha, suddiviso da un argine mediano in due sistemi di vasche, idraulicamente separate. Caratterizzato da un'estesa fascia litorale vegetata, presenta una contenuta profondità, variabile tra 80 e 140 cm, che, associata a un'ampia superficie, rende importanti gli scambi con l'atmosfera e con il fondo e permette una miscelazione completa della colonna d'acqua.

La produzione primaria nello stagno è sostenuta quasi esclusivamente dal fitoplancton, costituito da comunità poco varie, ma ricchissime di individui che si impongono su quelle idrofitiche grazie ai più rapidi tassi di sviluppo. Lungo le sponde e in corrispondenza degli argini soffolti delle vasche si sviluppa un fitto canneto, habitat ideale per la sosta e la riproduzione di numerose specie di uccelli acquatici.

Il popolamento zooplanctonico risulta piuttosto semplificato, soprattutto nelle vasche settentrionali, mentre in quelle meridionali, che risentendo degli effetti positivi di un fenomeno di autodepurazione interna delle acque per lo scorrimento in aree fittamente vegetate, è più equilibrato e diversificato.

Il fondo dello stagno è costituito da limo sabbioso e risulta potenzialmente anossico, in particolare nelle ore notturne, e ricco di anidride solforosa prodotta dai processi di decomposizione anaerobica. Il popolamento bentonico è, conseguentemente, molto limitato e costituito da pochi esemplari appartenenti a specie tolleranti.

Con l'immissione di acqua depurata e affinata proveniente dall'Ecosistema Filtro, iniziata ad agosto 2007, si osservano i primi segnali di un progressivo miglioramento qualitativo. L'impianto di fitodepurazione, intervento principale del Piano di Salvaguardia, è stato, infatti, realizzato proprio con lo scopo di alimentare gli stagni di acqua dolce, con acque povere di composti azotati e fosforati, affinando le acque del depuratore consortile di Is Arenas, per ridurre le fioriture algali, aumentare la trasparenza e favorire la vegetazione idrofitica, rilevante fonte trofica per l'avifauna.

Il Bellarosa Minore è uno stagno di origine artificiale di circa 75 ha, suddiviso da un argine mediano in due sistemi di vasche, idraulicamente separate. Caratterizzato da un'estesa fascia litorale vegetata, presenta una contenuta profondità, variabile tra 80 e 140 cm, che, associata a un'ampia superficie, rende importanti gli scambi con l'atmosfera e con il fondo e permette una miscelazione completa della colonna d'acqua.

La produzione primaria nello stagno è sostenuta quasi esclusivamente dal fitoplancton, costituito da comunità poco varie, ma ricchissime di individui che si impongono su quelle idrofitiche grazie ai più rapidi tassi di sviluppo. Lungo le sponde e in corrispondenza degli argini soffolti delle vasche si sviluppa un fitto canneto, habitat ideale per la sosta e la riproduzione di numerose specie di uccelli acquatici.

Il popolamento zooplanctonico risulta piuttosto semplificato, soprattutto nelle vasche settentrionali, mentre in quelle meridionali, che risentendo degli effetti positivi di un fenomeno di autodepurazione interna delle acque per lo scorrimento in aree fittamente vegetate, è più equilibrato e diversificato.

Il fondo dello stagno è costituito da limo sabbioso e risulta potenzialmente anossico, in particolare nelle ore notturne, e ricco di anidride solforosa prodotta dai processi di decomposizione anaerobica. Il popolamento bentonico è, conseguentemente, molto limitato e costituito da pochi esemplari appartenenti a specie tolleranti.

Con l'immissione di acqua depurata e affinata proveniente dall'Ecosistema Filtro, iniziata ad agosto 2007, si osservano i primi segnali di un progressivo miglioramento qualitativo.

Bellarosa Maggiore

Utilizzato come prima vasca di evaporazione, lo stagno del Bellarosa Maggiore è stato caratterizzato, negli anni di attività delle Saline, da una elevata e controllata salinità. A metà degli anni ottanta, con la dismissione dell'attività produttiva, la salinità ha iniziato a subire pesanti oscillazioni, a causa di apporti di acque marine non più costanti e a causa di infiltrazioni di acqua dolce proveniente dal Bellarosa Minore e dal vicino canale di Terramaini.

Tali ingressi hanno determinato un aumento del trofismo, permettendo la fioritura incontrollata di popolamenti algali, mentre l'eccessiva stagnazione ha peggiorato le condizioni di ossigenazione delle acque. Con la variazione delle caratteristiche chimiche e fisiche delle acque anche il popolamento zooplanctonico, che fino a metà degli anni ‘90 era costituito principalmente dal Phyllopode Artemia salina presente con centinaia di individui per mq, ha subito profonde modificazioni.

A partire dal 1997 si è assistito alla sua progressiva rarefazione fino alla scomparsa. La presenza di un tenore salino con valori decisamente inferiori a quelli del mare ha contribuito, infatti, a determinare un ambiente favorevole per lo sviluppo di Rotiferi, Protozoi ciliati e Copepodi che, entrando in competizione alimentare con l'Artemia salina, ne hanno via via occupato la nicchia ecologica.

Il completamento del Programma di Salvaguardia ha permesso la risistemazione della circolazione idraulica delle Saline e la completa separazione del circuito delle acque dolci da quello delle acque salate, risolvendo radicalmente l'infiltrazione di acque reflue che aveva portato all'interruzione del ciclo produttivo.

Attualmente il monitoraggio eseguito nel Bellarosa Maggiore evidenzia ancora una situazione piuttosto critica, da correlare con la relativa lentezza del ricambio idrico, e ha confermato l'assenza di esemplari di Artemia salina, rilevando però numerose cisti, potenzialmente ancora vitali.

Fra i principali obiettivi delle attività di gestione del compendio, il Parco persegue quelli del progressivo miglioramento della qualità delle acque, quello della stabilizzazione della salinità dello stagno, premessa indispensabile per la ricomparsa di questo Phyllopode, importante fonte trofica per l'avifauna e la stabilizzazione dei livelli soprattutto durante il periodo di nidificazione.

Saline e Perda Bianca

Le saline, vasche di retrospiaggia ampie e a bassa profondità hanno ospitato, fino a quando era in corso la produzione del sale, la seconda e la terza evaporazione e la cristallizzazione del cloruro di sodio.

Localizzate alle spalle dell'ampia spiaggia del Poetto, sono caratterizzate da un marcato gradiente di salinità dell'acqua e da una scarsa profondità dei bacini, a cui fa riscontro una forte irradiazione solare e quindi un'elevata temperatura dell'acqua.

Per le condizioni chimico-fisiche che le caratterizzano, possono essere definite come ambienti estremi, in cui il popolamento planctonico e bentonico è ridotto a poche specie particolarmente ben adattate, tra cui spicca il Phyllopode Artemia salina, ormai scomparso dal Bellarosa Maggiore. Questo crostaceo di pochi millimetri di lunghezza, con abitudini eurialine, sopravvive con salinità superiori al 100%. Ciò è dovuto al fatto che, privo di meccanismi di difesa dalla predazione, sopravvive in ambienti dove minore è tale rischio. Il limite della salinità del 100‰, quindi, costituisce più un limite di sopravvivenza dei predatori, che non dell'Artemia stessa.

Lo stagno del Perdabianca, che durante l'attività saliniera raccoglieva le acque madri prive di cloruro di sodio ma ancora ricche di altri sali, è costituito da una successione di vasche a diversa profondità. Le sue acque sono in generale oligotrofiche e con sviluppo algale limitato. Al loro interno, l'abbondante e ben diversificato popolamento zoobentonico è fonte di alimentazione per uccelli acquatici e per piccoli pesci.

Is Arenas

Is Arenas è una limitata area pianeggiante compresa tra le vasche del retrolitorale e lo stagno del Bellarosa Maggiore, fino agli anni '50 è stata ampiamente utilizzata a fini agricoli, con estese colture di mandorlo, vite e olivo. Geologicamente, la formazione della piana di Is Arenas è collegata alle ultime glaciazioni e alle forti variazioni eustatiche conseguenti. Tutti gli affioramenti sono, infatti, costituiti da depositi alluvionali e costieri, di cui risulta ancora incerta la corretta attribuzione al Tirreniano o al Versiliano, formatisi a seguito delle trasgressioni marine e delle variazioni climatiche durante le fasi regressive. Al suo interno, numerosi siti di cava per l'estrazione di inerti, attualmente dimessi, permettono l'osservazione di banchi di ghiaie sabbiose e sabbie a stratificazione incrociata alternati a livelli costituiti esclusivamente da frammenti conchigliari che testimoniano i processi evolutivi dell'antico cordone litorale e la rielaborazione da parte delle conoidi dei fiumi che anticamente sfociavano nel golfo di Cagliari. Le sequenze stratigrafiche più complete si osservano in prossimità del Canale di Basso Fondo e all'interno dell'Orto Botanico.

I depositi litoranei quaternari ospitano, per porosità primaria, un acquifero. La falda freatica presente è localmente sostenuta da livelli argillosi più o meno continui che provocano, in corrispondenza delle cave per l'estrazione di inerti ormai abbandonate, la formazione di piccoli laghetti a scarsa profondità. In generale si tratta di una falda a scarsa produttività, caratterizzata da un debole gradiente idrico, e a ridotta profondità.

Dagli anni '60 fino all'inizio del Piano di Salvaguardia nel 1992, questo territorio ha subito un progressivo degrado e abbandono, fino a divenire un'area per lo smaltimento dei rifiuti ingombranti ed elemento di separazione tra gli abitati di Cagliari e Quartu Sant'Elena, più che di interconnessione. Grande importanza è stata quindi data al suo recupero ambientale realizzando aree verdi per la fruizione, migliorando la viabilità e provvedendo alla sua bonifica.

Ecosistema filtro

Ad agosto 2007 sono iniziate le fasi di funzionalità dell'impianto di fitodepurazione, progetto nodale del Piano di Risanamento. Nella fase di regime le acque depurate e affinate dall' Ecosistema Filtro permetteranno di modulare l'apporto idrico ed il carico dei nutrienti in funzione delle esigenze idrologiche e trofiche degli stagni del Bellarosa Minore e del Perdalonga, consentendo agli stagni di supportare comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate e di ripristinare una presenza adeguata di idrofite sommerse, scomparse per la dominanza assoluta del fitoplancton.

Le acque in ingresso all'Ecosistema Filtro provengono dall'impianto secondario del depuratore di Is Arenas, prima della disinfezione e sono ancora cariche di nutrienti. La circolazione attraverso le due linee di trattamento permette l'abbattimento dei composti azotati e fosforati, restituendo una portata di circa 300 l/s, affinata e ossigenata.

Le sue vasche, oltre a numerose specie di uccelli acquatici, ospitano un popolamento zooplanctonico strutturalmente giovane e semplificato, che diventa via via più complesso procedendo nel senso di scorrimento delle acque. Le vasche terminali dell'impianto, in cui le acque hanno terminato il processo di affinamento, offrono, infatti, le condizioni ambientali più favorevoli.

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